Tramite il finanziamento congiunto del POR Sicilia 2000-2006 e il Dipartimento della Protezione Civile Programma ex art. 2 legge n. 433/1991, obiettivo a. è stato riportato agli antichi splendori il Palazzo Modica sito in Piazza Umberto I realizzato nei primissimi anni del XIX secolo.
Inaugurato il 3 luglio, il progetto di consolidamento, recupero e riqualificazione architettonica e funzionale del Palazzo (importo contrattuale di poco più di un milione e mezzo di euro) è stato finalizzato per attività culturali. Si legge da “la relazione sintetica del progetto e dell’intervento”: “dopo circa due anni di lavori, gli interventi che sono stati effettuati riguardano: il consolidamento del Palazzo con la realizzazione di cordoli in cemento armato di supporto alle vecchie fondazioni, l’inserimento di tiranti ai vari livelli, il miglioramento degli innesti delle mensole dei balconi con perni d’acciaio, architravi, cordoli di coronamento e nuova orditura della copertura, ecc…”;
E’ prevista la creazione di un ufficio informazioni sulle attività culturali, l’organizzazione di conferenze, proiezioni varie, incontri privati ad invito e mostre d’arte.
Ma come si inserisce questo evento all’interno della difficile realtà scordiense? Cosa manca per una effettiva e duratura impronta culturale? Come abbiamo avuto modo di accertare, non sono sicuramente le “strutture” adibite per la presentazione di libri a mancare, né tanto meno le stesse iniziative musicali e teatrali, i convegni e via dicendo. Quello che vorrei sottolineare è proprio la mancanza di un riferimento o di percorso culturali ad ampio raggio, che abbiano determinati obiettivi. Come risponde questa amministrazione davanti la crisi di valori e di democrazia che stiamo vivendo? Credo che questa amministrazione comunale, prendendo spunto proprio dai nuovi stimoli dati dalla recentissima inaugurazione, inizi a tenere seriamente in considerazione l’idea di aprire un nuovo orizzonte culturale rispondendo a questi interrogativi. Bisogna elevare il livello culturale della cittadinanza con adeguati servizi. Porre le basi per lo sviluppo di un dibattito filosofico e pedagogico, che veda la stretta relazione tra l’assessorato alla cultura da un lato e quello ai servizi sociali dall’altro, sviluppato in armonia con scuole, associazioni e singoli individui da inserire in un più ampio progetto di coordinamento culturale, sembra una necessità oramai davanti la quale non si possono più chiudere gli occhi. L’estemporaneità degli eventi non rende: l’incapacità di intervenire, di creare e influire sul presente alimenterà il protrarsi della degenerazione in atto.
TOMMASO CAPPELLANO



